» Rifugiati

Progetto "Return Information Project and vulnerable groups"-
Informazioni sul Ritorno e Gruppi Vulnerabili

Il Consiglio Italiano per i Rifugiati CIR-Onlus, in collaborazione con alcune associazioni europee attive nel settore dell'immigrazione e asilo quali CIRE (Belgio), Caritas Internazionale (Belgio), Accem (Spagna), Danish Council for Refugees (Danimarca) e sotto il coordinamento del Flemish Council for Refugees- è impegnato dal 1° gennaio 2008 - per18 mesi - nelle attività del progetto Return II "Informazioni sul Ritorno e Gruppi Vulnerabili". leggi »

 

Appello del Cir : “Nessun richiedente asilo venga più rimandato in Grecia”

Un appello che il Consiglio Italiano per i Rifugiati lancia  unendosi a quello dell'ECRE, un network europeo di 63 organizzazioni in 27 paesi diversi, rivolto a tutti gli Stati Membri dell'Unione e alla Commissione Europea affinché siano sospesi immediatamente i trasferimenti di rifugiati verso la Grecia. leggi »

 

Nuove norme sul riconoscimento della qualifica di rifugiato

Sono entrate in vigore il 19 gennaio 2008 le norme sull'attribuzione a cittadini di Paesi non appartenenti all'Unione europea o ad apolidi della qualifica di rifugiato o di persona ammissibile alla protezione sussidiaria. leggi »

 

Incontro all'ACNUR: Rifugiati Eritrei a rischio in Libia e Sudan

Il rappresentante regionale dell' ACNUR (Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati), Dr. Walter Irvine, ha ricevuto a Roma una delegazione del Comitato Italiano per la Pace, la Democrazia e la Giustizia in Eritrea. leggi »


 

Seminario:
I rifugiati e le comunità: dall'associazionismo alla partecipazione attiva
Roma, 20 febbraio 2008 - ore 9:30
Casa Internazionale delle Donne
Via della Lungara 19

Un paese per sviluppare una matura cultura dell'asilo deve cominciare ad ascoltare i rifugiati. E non solo come utenti e vittime di un processo doloroso come l'esilio, ma anche come attori da mobilitare e da chiamare in campo per prendere decisioni politiche e amministrative.

Dall'analisi comparativa sulle comunità di rifugiati in Gran Bretagna e Italia, prenderà via un dibattito che vedrà al centro gli interventi di rappresentanti di tre tra le comunità più significative sul territorio romano: la comunità eritrea, che della lotta per i diritti dei rifugiati ha fatto una delle sue cifre connotative, la comunità sudanese, che è riuscita a negoziare con le istituzioni sino ad ottenere specifiche soluzioni di accoglienza, e la comunità curda, la prima esperienza di comunità di rifugiati a Roma.

A seguire vi sarà una tavola rotonda sul Coinvolgimento attivo dei rifugiati e delle comunità nel lavoro delle organizzazioni in cui si rifletterà su prassi e politiche che le associazioni e le istituzioni possono attuare per garantire una maggiore partecipazione dei rifugiati al processo decisionale e facilitare una loro progressiva autonomia e costituzione comunitaria.

Il Seminario è organizzato dal C.I.R.

Info:
C.I.R. Tel. 06 69200114

 

Rifugiato, cioè?

 

Cosa vuol dire essere riconosciuto rifugiato o ottenere la protezione umanitaria, se nella pratica si è abbandonati a se stessi?

La situazione attuale in Italia è pessima su questo fronte, perché non c'è un progetto che aiuti un richiedente o un rifugiato riconosciuto ad integrarsi nella società italiana. Con l'entrata in vigore della "legge" Bossi-Fini, che non è la legge organica sull'asilo che attendiamo ormai da anni, è stata introdotta una novità positiva: sono state create sette Commissioni territoriali per l'asilo; si spera che i membri di tali Commissioni siano ben formati e informati circa la situazione socio-politica dei Paesi dai quali provengono i richiedenti asilo politico. Questa "legge" contiene, però, degli errori, per non dire violazioni, poiché quasi criminalizza il richiedente asilo trattenendolo nei centri di identificazione o di permanenza; non si sa quali altri centri si vorranno inventare, tutto questo senza coinvolgere la Magistratura. Come si pone l'articolo 10 della Costituzione italiana rispetto a questa "legge"? È considerato reato chiedere asilo? Non può essere considerato colpevole chi viene trovato senza documenti, per il semplice fatto che chi fugge da persecuzioni non sta a pensare di portare i documenti; chi viene pescato in mare pensa a salvare la sua pelle e non i documenti. Chi viene a cercare la libertà si ritrova invece in questi "pseudocentri", che assomigliano molto ad istituti di detenzione, cambia il nome ma non cambia la sostanza, visto che non si ha la libertà di movimento; ci si ritrova in un altro dramma, in una situazione spaventosa. La Legge Bossi-Fini sbaglia anche sul ricorso che un richiedente che vede respinta la sua richiesta può fare; per restringere i tempi la persona viene espulsa e rinviata all'autorità dell'Ambasciata del paese di origine o verso "paesi terzi sicuri" che spesso sono inaccessibili, perché sorvegliati esternamente dall'esercito o dai servizi di sicurezza che non lasciano passare; tutto ciò, quindi, equivale a negare il diritto d'appello. Inoltre ci sono delle cose da evitare: i richiedenti asilo vengono strumentalizzati per convenienze politiche, con il rischio di fomentare intolleranza nei loro riguardi, anche a causa di una informazione scorretta e parziale da parte dei mass media, che quasi sempre ne fa oggetto della cosiddetta cronaca nera.

Tutta questa attenzione fa parte dell'accoglienza. Al centro della riflessione sugli immigrati o i rifugiati, e prima ancora di guardare agli interessi particolari, come la sicurezza nazionale o lo sviluppo economico, va messa la PERSONA. Si vuole ricordare il ruolo che possono avere le comunità di rifugiati come ponte tra chi arriva e chi accoglie, come possibili mediatori (mediatrici?) culturali, diventando loro stessi interlocutori validi delle istituzioni nazionali o europee, facilitando l'inserimento nella società dei richiedenti asilo e aiutando i Paesi di arrivo ad accogliere in modo più dignitoso, efficace ed efficiente.

Mussie Zerai Yosief (Redazione Baobab)

 

Protezione per i rifugiati dall'Etiopia

C'è grande preoccupazione per la sorte dei richiedenti asilo etiopi ai quali viene negata la richiesta di protezione e che corrono il rischio di espulsione e di rimpatrio.

Di fronte ai violenti scontri tra governo e opposizione, ai disordini registrati in tutto il territorio etiope e alle gravi violazioni dei diritti umani, il Consiglio Italiano per i Rifugiati ( CIR ) ritiene che il rimpatrio mette facilmente a rischio la sicurezza e l'incolumità fisica delle persone interessate.

Il CIR si è appellato alla Commissione Nazionale Asilo, nonché alle Commissioni Territoriali che decidono sulle richieste d'asilo affinché nelle circostanze attuali venga concesso ai richiedenti asilo - come minimo - la protezione per motivi umanitari. Secondo una stima approssimativa - in assenza di dati ufficiali - potrebbe trattarsi di circa 2000 persone presenti in Italia.

Una ulteriore richiesta dello stesso Consiglio è che le domande d'esame di richiedenti etiopi che già hanno ricevuto il diniego siano considerate positivamente.

Alla lotta politica interna in Etiopia si aggiunge il riaccendersi del conflitto con la vicina Eritrea, a seguito di movimenti di truppe che continuano ad essere registrati lungo la zona di sicurezza temporanea stabilita dall'ONU dopo la guerra del 2000.

Si segnalano, ogni giorno di più, i crescenti timori dei membri della comunità etiope in Italia, molti dei quali non riescono più a mettersi in contatto con i propri familiari e in modo particolare con le famiglie considerate oppositrici del governo.

Le persecuzioni si sono ormai estese dalla capitale Addis Abeba a numerose altre città, come Dire Dawa, Gondar e Bahr Dar e gli scontri avvenuti in questi ultimi giorni hanno causato circa 100 vittime e un migliaio di feriti.

Il CIR ritiene che, alla luce dell'attuale situazione, la comprensione dimostrata dalle Commissioni d'asilo nei confronti dei richiedenti eritrei debba ormai necessariamente estendersi alla popolazione etiope in Italia.

 

Il diritto internazionale

definisce rifugiato chiunque si trovi al di fuori del proprio paese e non possa ritornarvi a causa del fondato timore di subire violenze o persecuzioni. I rifugiati sono riconosciuti tali dai governi che hanno firmato accordi sul loro status giuridico con le Nazioni Unite, o dall'UNHCR stesso secondo la definizione contenuta nello statuto dell'Alto Commissariato. Attualmente, lo status di rifugiato è riconosciuto a circa 10 milioni di persone nel mondo.

(fonte: www.unhcr.it)

 

Il servizio svolto dal CIR

Il CIR, Consiglio Italiano per i Rifugiati, è un ente morale - onlus che opera dal 1990 in Italia per coordinare e potenziare le azioni in difesa dei diritti di rifugiati e richiedenti asilo poste in essere dagli organismi e dalle associazioni impegnate nel settore. Esso si propone come interlocutore per lo Stato italiano e gli enti locali per la realizzazione di programmi destinati a favorire l'integrazione dei rifugiati nella società italiana. Inoltre si adopera per l'attuazione in Italia dei programmi dell'Unione Europea destinati alla protezione legale e sociale di rifugiati e richiedenti asilo e gestisce progetti sostenuti dalle Nazioni Unite e dall'Unione Europea per la protezione e l'assistenza a gruppi particolarmente vulnerabili di rifugiati, quali minori non accompagnati, donne e vittime di tortura.

In qualità di membro italiano dell'ECRE European Council on Refugees and Exiles, il CIR fa parte di una rete europea di circa 80 organizzazioni attive nell'ambito della tutela del diritto d'asilo e della protezione dei rifugiati.

Nel corso di quindici anni di impegno nella difesa dei diritti dei rifugiati il CIR ha fornito assistenza a circa 50.000 rifugiati, profughi e richiedenti asilo, offrendo loro la possibilità concreta di ricostruirsi una nuova vita.

Sede di Roma:

Aeroporto "Leonardo Da Vinci" (Fiumicino), Tel. 06.65956019 - e-mail: cirfiumicino@tiscalinet.it

 

(fonte: www.cir-onlus.org)

 

 

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