1° Giugno – Festa del Padre dei Migranti

G.B. Scalabrini

Lo stemma di mons. Scalabrini: la scala di GiacobbeIl Beato G. B. Scalabrini, Vescovo di Piacenza dal 1876 al 1905, anno della sua morte, è stato proclamato dalla Chiesa il Padre dei Migranti, per la sua opera, tempestiva e lungimirante, a beneficio degli Italiani che emigravano in massa, specialmente verso i paesi d’oltre oceano.

G. B. Scalabrini colse l’importanza politica, sociale e religiosa del fenomeno migratorio nelle società moderne. Quando già allora molti pensavano si trattasse di un fatto passeggero, ne vide la dimensione globale e permanente.

Proprio oggi ci accorgiamo quanto profetiche fossero le sue intuizioni. Vescovo missionario, prende a cuore la sorte di tanti connazionali, che non hanno altra scelta se non emigrare. Difende il diritto di emigrare, non di far emigrare, difende gli emigrati, spesso vittime dei “sensali di carne umana”.

Percorre l’Italia per denunciare le cause dell’emigrazione, per sensibilizzare la società e la Chiesa, si batte per una legge giusta. E’ preoccupato soprattutto di salvare la fede dei migranti, facendo tesoro della loro lingua e della loro cultura. Incoraggia al tempo stesso i rapporti con la Chiesa e la società locali.

Uomo di fede, cerca anche nelle migrazioni le tracce del progetto di Dio. Per la sua visione provvidenziale, il mondo tribolato delle migrazioni è il mondo verso cui si dirige l’amore del Padre, il mondo in cui il Padre, nella forza unificante dello Spirito, continua a costruire relazioni di solidarietà, di giustizia e di pace. Il tutto mira a “formare di tutti i popoli un sol popolo, di tutte le famiglie una sola famiglia”.

Come figli di Scalabrini, ci facciamo migranti con i migranti, per condividere con loro il cammino della speranza, della solidarietà, della comunione. Siamo consapevoli che il nostro carisma ci pone al centro della missione, nel cuore stesso della spiritualità di comunione della Chiesa. Ci spinge infatti a promuovere la comunione fra le diversità e a radunare i figli di Dio dispersi, specialmente quelli che vivono più acutamente il dramma dell’emigrazione.

E’ questa una missione a tutto campo, rivolta non solo ai migranti, ma allo stesso tempo alla società e alla Chiesa locale. Siamo convinti che le migrazioni, che mettono in discussione i fondamenti stessi della convivenza civile e religiosa, sono il banco di prova che rivela la civiltà di una società e la cattolicità della Chiesa.

        

La Missione secondo Scalabrini

«Unione in Dio per Gesù Cristo di tutti gli uomini di buon volere»

Mentre il mondo si agita abbagliato dal suo progresso, mentre l'uomo si esalta delle sue conquiste sulla materia e comanda da padrone alla natura sviscerando il suolo, soggiogando la folgore, confondendo le acque degli Oceani col taglio degli Istmi, sopprimendo le distanze; mentre i popoli cadono, risorgono, e si rinnovellano; mentre le razze si mescolano, si estendono e si confondono; attraverso il rumore delle nostre macchine, al di sopra di questo lavorìo febbrile, di tutte queste opere gigantesche e non senza di loro, si va maturando quaggiù un'opera ben più vasta, ben più nobile, ben più sublime: l'unione in Dio per Gesù Cristo di tutti gli uomini di buon volere.
Cfr. Discorso al Catholic Club di New York, 15.10.1901

 

«L'emigrazione è un bene e un male»

È indubitatamente un bene, fonte di benessere per chi va e per chi resta, vera valvola di sicurezza sociale, sgravando essa il suolo del soverchio della popolazione, aprendo nuove vie ai commerci ed alle industrie, fondendo e perfezionando le civiltà, allargando il concetto di patria oltre i confini materiali, facendo patria dell'uomo il mondo; ma è sempre un male gravissimo, individuale e patriottico, quando la si lascia andare così senza legge, senza freno, senza direzione, senza efficace tutela: non forze vive e intelligenti, ordinate alla conquista del benessere individuale e sociale, ma forze cozzanti e spesso distruggentisi a vicenda: e attività sfruttate a lor danno e vergogna; a danno e vergogna del paese di origine. Non acque atte a fecondare, ma torrenti senz'alveo, che perdono il tesoro delle loro acque fra i sassi e gli sterpi, quando non travolgono i campi già fecondati
Cfr. I conferenza sull'emigrazione (AGS 5/3)

 

«Il vero progresso è Gesù Cristo»

Progresso nelle arti, progresso nelle scienze, progresso nelle industrie, no, non è questa il progresso cui maledice la Religione Cattolica; che anzi crede un delitto l'opporvisi, perché ci vede la mano creatrice del tutto. Il progresso, cui ella non può non essere eternamente avversa, è il progresso nei delitti, nelle bestemmie, nei furti, nei suicidi, negli errori, nelle discordie, nella scostumatezza, nell'empietà, nell'egoismo; il progresso, a dir breve, nella irreligione (...).
Il vero progresso non è il far ostentazione di nuove strade, di nuove macchine, di nuovi sistemi; tutto ciò può ben dirsi l'ornamento, l'esteriore della civiltà; ma non è la civiltà, non è il progresso. Il vero progresso di un popolo è nella sua educazione, e l'educazione legittima, e al tutto civilizzatrice consiste, innanzi tutto e soprattutto, nello sviluppo delle facoltà intellettuali e morali; nello sviluppo del cuore e nella coltura della spirito; del cuore, sicché abbracci la virtù; dello spirito, sicché prevalga alla materia (...).
Gesù Cristo è il vero Autore del progresso, e il vero progresso non è altro infine che Gesù Cristo; Gesù Cristo vivente nell'uomo, Gesù Cristo che s'incorpora nella umanità e che incorpora l'umanità con sé medesimo, Gesù Cristo che si distende e s'innalza di grado in grado negli spazi e nei secoli, Gesù Cristo centro di ogni armonia che si ricompone, di ogni bellezza che si rinnova, di ogni grandezza che aumenta. Tutto ciò che vi è di più vero, tutto ciò che vi è di più santo, tutto ciò che vi è di più perfetto, deve uscire da Lui per ritornare a Lui, poiché Egli è il principio e la fine ed è la via che dall'uno all'altra conduce.
Cfr. Lett. Past. (...) per la Santa Quaresima del 1879, Piacenza 1879, pp. 30-35

 

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