Identità migrante

(Renato Zilio, Missionario a Londra - Inform)

 

L'identità è ciò che permette di trovare e di ritrovarsi. In un mondo differenziato quale il nostro è la capacità di definire e di definirsi in mezzo agli altri. Così si esprimono gli specialisti. In altre parole, è un insieme di criteri per definire un soggetto come ognuno di noi. Allo stesso tempo è pure un sentimento interno, anzi molti come il sentimento di unità, di coerenza, di appartenenza, di autonomia e di fiducia. Il tutto, organizzato attorno a una volontà di esistere. Ecco la nostra identità.

Per chi vive l'esperienza dell'emigrazione - caratterizzata dall’itineranza, dal provvisorio e dalla fragilità – qual è veramente la sua identità, ci viene da chiedere. Il suo percorso esistenziale riformula un essere umano in modo nuovo: lo costruisce, infatti, con i più differenti elementi che incontra. Si confondono, si assommano e si compenetrano mondi e modi differenti per un’identità che definiremmo liquida.

Chi viene da una cultura africana vive solitamente un triplice polo di riferimento nella sua identità. Il polo ancestrale lo lega verticalmente al fondatore, elemento fondamentale che sta alla base o meglio alla sommità della sua esistenza. Il polo familiare, poi, dove trova la forza vitale che sostiene e accompagna il funzionamento fisico e psicologico del suo esistere. Infine, il sistema di alleanze, di comunità allargata e nuova, che rappresenta la dimensione sociale.

Sono aspetti che strutturano anche la vita di un migrante. La sua origine, il nuovo contesto e le persone con cui fa questo viaggio reale e figurato mai concluso. Egli vive così un legame forte, vitale con la terra e la cultura da cui proviene, un legame vivo con il mondo che trova e una solidità di rapporti con i suoi simili. ”Testardo e sensibile mi ha fatto la terra del sud,” afferma Antonino, giovane studente migrante. ” Mi sento un essere alla ricerca e in continua tensione verso il meglio...” Ecco il vero cammino di un uomo. Meravigliosa identità!

La complessità di incontri, di sentimenti, di superamenti di barriere e di adattamenti continui costituiscono per un emigrante una croce e una gioia. Una perdita e una conquista, al tempo stesso. Al di là di ogni povera o banale apparenza, infatti, una densa trama invisibile sottende ogni esistenza che emigra. Essa può testimoniare agli altri, nonostante le contraddizioni, un bel cammino di apertura, di solidarietà nuove, di universalità… E, senza accorgersi, rendere oggi l'uomo più grande e il mondo più piccolo. Mentre inversamente può fare di un villaggio un pezzo del mondo!

Cogliere come un cantiere aperto di umanizzazione questa identità originale - non statica, preconfezionata e già definita - è dote di pochi. Coloro che sono riusciti a vivere anche per breve tempo nella pelle dell’altro. Per questo sono uomini grandi.

 

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