La bella notizia

Giornata Interetnica dei Giovani di Roma

È stato il tema di una giornata trascorsa da 60 giovani migranti, di età compresa tra i 15 e i 34 anni, provenienti da 14 paesi, soprattutto dall'America Latina, ma anche dall'Est Europa e dall'Africa, cui si sono aggiunti molti giovani italiani. “Vogliono conoscere gli italiani e gli altri stranieri, lavorare insieme ma anche farsi una vita in questo paese di cui si sentono parte è la 'buona notizia' che i giovani migranti, convocati dai giovani seminaristi dell’Istituto Teologico Scalabriniano di Roma, vorrebbero sentire ogni tanto dall’opinione pubblica e nei mezzi di comunicazione sociale.

"L'obiettivo di questa giornata, dice Jorge, uno dei seminaristi e uno degli organizzatori dell’incontro, fu quello di integrare i giovani migranti in un contesto più ampio delle loro comunità; farli conoscere l'un l'altro e riflettere insieme su cosa hanno in comune come migranti, ma anche come nuove generazioni di italiani”.

Durante la giornata e nella convivenza fraterna, è emerso soprattutto tra loro il desiderio di incontrarsi e di farsi avanti, desiderio spesso frenato dalla diffidenza e dalla paura di essere respinti o di essere considerati degli usurpatori. Un timore che nasce anche da come vengono descritti gli stranieri sui Media. Uno degli argomenti su cui si sono trovati d'accordo i giovani è stato il forte disappunto per alcune generalizzazioni sul cosiddetto 'problema sicurezza’. "Sarebbe ora, sottolinea ancora Jorge, che si smettesse di generalizzare sull'equazione straniero uguale criminale; i migranti chiedono di essere visti come persone, ognuno con le proprie responsabilità davanti alla legge, come i giovani italiani. Respingono queste etichette che fanno di tutta l'erba un fascio e alimentano il pregiudizio".

Dal dialogo è emerso che nelle diverse comunità di immigrati con le quali i seminaristi scalabriniani sono in contatto, tra le giovani generazioni ci sono molti ragazzi e ragazze già integrati nella cultura italiana, come ad esempio tra i giovani filippini, che parlano perfettamente l'italiano, una seconda lingua madre. "Questi giovani vedono la loro vita e il loro futuro qui in Italia, il paese dove sono nati o dove sono cresciuti. E non solo per lavorare, ma per coltivare amicizie, sposarsi e realizzare tutte le altre attività di una vita normale, da buoni cittadini". Senza dubbio, per chi appartiene alla prima generazione di migranti il legame con i paesi d'origine è più forte soprattutto per la presenza di parenti e amici, ma ciò non impedisce di provare e vivere un forte legame con l'Italia, specie quando essi in breve stringono rapporti di amicizia e di scambio. È stato il primo incontro di una serie di iniziative che i giovani seminaristi intendono organizzare nel futuro. Per essi è anche un modo di cimentarsi nella vita pastorale e missionaria che li attende dopo la loro definitiva consacrazione.

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