Decreto flussi 2008: ricorso di Cgil e Inca al Tar del Lazio
Contro la norma che obbliga i datori di lavoro stranieri al possesso della Carta di soggiorno, pena l’impossibilità di regolarizzare i lavoratori dipendenti stranieri
ROMA - Decreto flussi 2008: il sindacato Cgil e il patronato Inca hanno depositato un ricorso al Tar del Lazio contro la norma che obbliga i datori di lavoro stranieri presenti in Italia al possesso della Carta di soggiorno, pena l’impossibilità di regolarizzare i lavoratori dipendenti stranieri. Un requisito non previsto neppure dal Testo Unico sull’immigrazione che, invece, prevede – ricordano dall’Inca - il solo possesso del permesso di soggiorno.
La novità è stata introdotta con l’esplicito intento di creare disparità di trattamento tra i datori di lavoro italiani e quelli stranieri. E’ questa l’accusa che viene mossa dalla Cgil e dall’Inca e che è alla base del ricorso legale che si discuterà nella prima udienza fissata il 14 gennaio 2009.
Le critiche al nuovo decreto flussi 2008 erano state esplicitate dal sindacato già all’indomani della pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale, ma a rendere necessario il ricorso legale è stata la novità dell’obbligo della carta di soggiorno da parte dei datori di lavoro stranieri.
“In effetti – ha osservato Enrico Moroni, coordinatore degli uffici immigrazione dell’Inca Cgil - il provvedimento che non prevede nuove domande, ma va a pescare tra le 600 mila circa richieste rimaste appese lo scorso anno, perché eccedenti le 170 mila quote previste allora, non sono sufficienti al fabbisogno reale del paese ed è stato pensato per escludere, di fatto, un gran numero di piccoli imprenditori stranieri che, pur avendo presentato domanda lo scorso anno, ma senza il possesso della carta di soggiorno, non potranno regolarizzare i rapporti di lavoro con i loro dipendenti”.
“Noi non attacchiamo il decreto flussi nel suo complesso – ha spiegato nel corso di una conferenza stampa (www.mclink.it/com/inform/art/08n24814.htm ) Vittorio Angiolini, uno dei legali che hanno predisposto il ricorso per conto dell’Inca – e non è quindi nostra intenzione bloccarne le procedure di accesso. Il solo effetto di una eventuale sentenza che accogliesse il nostro ricorso è quello di far rientrare le domande già presentate, in base alle norme che lo scorso hanno le hanno rese legittime”.Le motivazioni del Ministero che sono alla base della decisione di esclusione, riferisce il legale, sono riconducibili alla volontà di privilegiare le cosiddette “persone fisiche” che mostrano maggiore radicamento nel nostro paese. L’argomentazione però non ha convinto la Cgil e l’Inca che accusano il governo di aver fatto una “ingiustificata forzatura” sulla legislazione vigente, anche imponendo ai datori di lavoro extracomunitari di confermare la volontà di assunzione in un lasso di tempo ristretto e collocato in concomitanza con le festività natalizie, pena l’esclusione dalle graduatorie (dal 15 dicembre al 3 gennaio); pur sapendo che la verifica sui requisiti relativi al nuovo decreto flussi inizierà tra qualche mese, soltanto dopo aver concluso le procedure di rilascio dei nulla osta al lavoro relative al precedente provvedimento 2007.
“Il decreto flussi di quest’anno – ha ricordato Morena Piccinini, segretaria confederale della Cgil – lo abbiamo sollecitato noi, consapevoli che si dovesse risolvere il problema delle domande dello scorso anno che sono risultate eccedenti rispetto alla quota di 170 mila fissate dal precedente provvedimento. Il decreto flussi attuale è ben al di sotto del fabbisogno. Quindi, non solo non hanno voluto risolvere il problema precedente, ma hanno voluto aggiungere una norma vessatoria nei confronti dei datori di lavoro. Questo decreto, insieme alle misure contenute nel pacchetto sicurezza, rappresentano la volontà di questo governo di manifestare uno spirito persecutorio intollerabile”. (Inform)