Da mare frontiera a mare cerniera: le migrazioni e la società mediterranea del futuro

Il titolo del Meeting internazionale delle migrazioni  2008 che si e’ svolto a Loreto ed Ancona  dall’8 al 12 dicembre, ricordando le drammatiche migrazioni degli anni 90 dai paesi  dell’est, in primis l’Albania ,  è stato  “adriatico da mare frontiera a mare cerniera”.
Se in effetti per le migrazioni provenienti da tali paesi qualcosa è certamente cambiato in meglio, i resoconti  degli ultimi drammatici  sbarchi dei migranti sulle coste italiane  fa apparire  tale titolo un mero auspicio. Il mare che divide le nostre coste del sud dall'Africa è ancora, drammaticamente, per  migranti, esuli, rifugiati politici  una frontiera sinistramente ostile.
Mediterraneo vuol dire mare tra le terre. Nella nostra storia è considerato “culla della  civiltà”. Terre diverse  per clima,  popoli, culture,  religioni è   il mare a  fare  da unione, facilitare le comunicazioni . Dalle sponde orientali  parte  Paolo per la sua missione  di annunciatore della “parola della buona novella”.

Mediterraneo: molte delle  sue  coste oggi sono un brulicare  di ville, di  hotel di gran lusso dalla Turchia all’Italia, dalla  Grecia alla Tunisia, dal Marocco alla   Spagna; d’estate si popolano  di una moltitudine di gente  immersa in una atmosfera  di  vacanze  festose spesso  con  ostentazione di ricchezza e  di spreco. É su queste stesse coste  che  spesso,  anche tra vacanzieri festosi, approdano migliaia  di  esseri umani:  uomini, donne, bambini  che, spinti da ogni genere di necessità, alla mercé di trafficanti senza scrupoli,   sono spinti ad affrontare le più incredibili avventure, che mettono sempre a rischio la loro vita,  alla disperata ricerca di raggiungere le coste del loro eldorado europeo. A loro non concediamo  più   neanche   la   dignità   di un   nome: sono solo clandestini. Non sempre approdano, spesso per molti il viaggio e’ la fine della vita.   Il mare diventa la loro tomba che non sarà mai più trovata. Eppure continuano a partire. Dovremmo capire che a spingerli  è la disperazione di chi si vede chiuso  ogni orizzonte di speranza. Corrono dove c’e’  spesso una ostentata ricchezza. La nostra  ostilità, la nostra mancata accoglienza e, nel migliore dei casi, l’indifferenza assoluta  stanno facendo diventare questo mediterraneo un mare  culla  di barbarie,  un ricettacolo di morte, invece di essere veicolo di vita e di   speranza.

 

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