MIGRANTI
Fortress Europe: in novembre almeno 41 migranti morti alle porte dell’UE
In un articolo la vicenda di 600 eritrei imprigionati da due anni a Misratah (Libia)
ROMA – Secondo dati diffusi da Fortress Europe almeno 41 migranti sono morti alle porte dell’UE nel mese di novembre: 8 persone sono annegate nel Canale di Sicilia, 3 delle quali vittime di un naufragio fantasma avvenuto al largo di Malta a fine ottobre. 4 morti alle Canarie, 2 in Grecia, e 21 al largo dell’isola francese di Mayotte, nell’oceano Indiano. Nel deserto algerino di Tanezrouft invece sono stati ritrovati i resti di sei migranti. Al momento sono 13.280 le vittime della frontiera dal 1988.
E il bollettino, spiega il giornalista Gabriele Del Grande, fondatore di Fortress Europe, avrebbe potuto essere ben più grave. Forse disastroso. Lo scorso 27 novembre infatti i pescherecci Ariete, Monastir, Ghibli, Twenty Two e Giulia P.G di Mazara del Vallo (Trapani) hanno salvato la vita a 650 migranti nel mare in tempesta al largo di Lampedusa. Un atto nobile che ribadisce la priorità del soccorso in mare, a una settimana dall'udienza finale del processo ai pescatori tunisini, che si terrà il 15 dicembre a Agrigento.
Sul sito di Fortress Europe (fortresseurope.blogspot.com) è pubblicato anche un articolo sulla vicenda di 600 eritrei imprigionati da due anni a Misratah, a poco più di 200 km da Tripoli. Da anni Amnesty International e Human Rights Watch parlano delle condizioni dei centri di detenzione in Libia. Fortress Europe è riuscita a visitarne alcuni, e questo mese dedica un lungo racconto – con foto – alla vicenda dei 600 eritrei a Misratah. Arrestati sulla rotta per Lampedusa, dormono in camere senza finestre di 4 metri per 5, fino a 20 persone, buttati per terra. Chi non ha la fortuna di rientrare nei piani di reinsediamento dell’Unhcr è obbligato a fuggire. E a tentare di nuovo la via del mare. A suo rischio e pericolo.
Da anni la diaspora eritrea passa da Lampedusa. Dall’aprile del 2005 almeno 6.000 profughi di quella che fu colonia italiana sono approdati sulle coste siciliane, in fuga dalla dittatura di Isaias Afewerki. Amnesty International denuncia continui arresti e vessazioni di oppositori e giornalisti. E la tensione con l’Etiopia resta alta, cosicché almeno 320.000 ragazzi e ragazze sono costretti al servizio militare, a tempo indeterminato, in un paese che conta solo 4,7 milioni di abitanti. Molti disertano e scappano per rifarsi una vita. La maggior parte dei profughi si ferma in Sudan: oltre 130.000 persone. Tuttavia ogni anno migliaia di uomini e donne attraversano il deserto del Sahara per raggiungere la Libia e da lì imbarcarsi clandestinamente per l’Italia. (Inform)