|
|
Premiati a Roma gli studenti vincitori del concorso promosso dal Centro Astalli. Primo premio al racconto di Tullia Fidelbo del liceo Visconti di Roma "Sofia e Igiaba" da Redattore Sociale La scrittura non va in esilioSofia ha 13 anni e vive a Roma con i suoi genitori e il fratellino di 2 anni, frequenta la III media, l’anno prossimo andrà al liceo classico e poi all’università. Il suo sogno è viaggiare. Igiaba vive anche lei in Italia con la madre e il padre, arriva dal Camerun, suo padre è avvocato ma fa il benzinaio e sua madre lavora per una ditta di pulizie. Il suo grande sogno: avere un armadio dove poter finalmente svuotare la sua valigia sempre pronta. È una doppia intervista a due ragazze della stessa età il tema del racconto “Sofia e Igiaba”, vincitore della seconda edizione del concorso per le scuole “La scrittura non va in esilio”, promosso dalla Fondazione Centro Astalli e dal Centro per il Libro e la Lettura del ministero per i Beni e le attività culturali. La vincitrice, Tullia Fidelbo, una ragazza del liceo Visconti di Roma, è stata premiata ieri mattina, giovedì 2 ottobre, presso l’Oratorio del Caravita nel corso di una cerimonia a cui hanno preso parte 400 studenti delle scuole superiori di Imperia, Roma, Rieti, Napoli, Brindisi e Catania. Al concorso sono stati presentati 150 elaborati, 10 dei quali sono stati premiati. La fuga, il viaggio, l’incontro, le difficoltà della convivenza sono stati i temi al centro dei racconti vincitori. Alla cerimonia, presentata dal giornalista Rai Giovanni Anversa, hanno partecipato. tra gli altri, l’assessore alla Scuola del Comune di Roma, Laura Marsilio, e la portavoce dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, Laura Boldrini. «La nostra responsabilità è vincere l’indifferenza e condividere la nostra speranza con quanti non hanno speranza», ha detto il presidente del Centro Astalli, padre Giovanni La Manna rivolto agli studenti presenti in sala. «Cambiare questo mondo è possibile – ha concluso, esortando i ragazzi a impegnarsi per costruire una società più giusta». |