Presentato il quarto Rapporto dell'Osservatorio romano sulle Migrazioni per il Comune di Roma, la Provincia e la Regione Lazio

 

Sono 330.146 gli immigrati registrati all'anagrafe nella Regione Lazio. Franco Pittau (Dossier statistico Caritas/Migrantes): “Roma prefigura quello che sarà l'Italia nei prossimi 20 o 30 anni”

ROMA - Conferma la natura strutturale dell'immigrazione il quarto Rapporto dell'Osservatorio romano sulle migrazioni promosso dalla Caritas diocesana insieme alla Camera di commercio, il Comune e la Provincia di Roma, presentato questa mattina con una conferenza stampa presso la Sala del Consiglio della Ccia della capitale.

L'analisi del panorama degli stranieri presenti nella Regione Lazio consente infatti, grazie ad un raffronto continuativo dei dati degli ultimi anni, di quantificare l'incremento costante dei nuovi cittadini soggiornanti e di tracciare anche il profilo qualitativo dei motivi che determinano il loro ingresso e la loro permanenza in Regione.

“La realtà che descriviamo a Roma, attraverso una minuziosa ricerca e pulitura dei dati - spiega Franco Pittau, coordinatore del Dossier Statistico Immigrazione Caritas/Migrantes - è la prefigurazione di quello che sarà l'Italia nell'arco dei prossimi 20 o 30 anni, per cui questa analisi diventa essenziale per capire le nuove prospettive che si aprono e il tipo di politiche da adottare affinché venga concretamente promossa l'integrazione”.

Pittau sottolinea la discrepanza tra i numeri dei soggiornati nella Regione e dei residenti: al 1 gennaio 2007, su 500.000 circa soggiornati stranieri, 330.000 sono i residenti, con un incremento percentuale dell'immigrazione del 19,4% nell'anno 2005-2006. “Questo dato pone in maniera evidente - spiega Pittau - il problema abitativo come difficoltà essenziale per coloro che intendono stabilirsi qui per motivi di lavoro e per i ricongiungimenti familiari”. Roma e Latina sono le due province che esercitano la più forte attrazione di nuovi cittadini, che fanno registrare per il Lazio nel suo insieme un'incidenza sulla popolazione residente del 9,1% (il 10% nella Provincia di Roma).

Nella Provincia, inoltre, il soggiorno per motivi di lavoro è prevalente (58,2%), in linea con i dati della media nazionale (56,5%); mentre quello per motivi familiari è sotto la media (il 24,2% contro il 35,6%), compatibilmente quindi con il forte numero di soggiornati a Roma per motivi religiosi (circa 50.000). Solo il 2,8% dei nuovi arrivi della Provincia è dovuto a motivi di studio, mentre solo l'1,1% la sceglie come residenza elettiva. “Ciò contribuisce a sfatare un luogo comune - spiega Pittau - secondo cui l'Italia e Roma in particolare sarebbero luoghi altamente attraenti per gli stranieri, mentre, a causa delle condizioni sociali ed economiche in genere, non è così”.

Il 50% degli immigrati proviene da Paesi europei (in testa la Romania), il 22% arriva dall'Asia, il 13% dall'America (quasi esclusivamente latina) e il 12% dall'Africa.

I residenti stranieri nel comune di Roma sono 250.640, mentre i soggiornanti, secondo le stime della Caritas, sarebbero circa 290.000, il 9% dei cittadini romani, il cui tasso di presenza varia molto a seconda dei diversi municipi (nel municipio VIII l'incremento della presenza straniera tra il 2003 e il 2007 è stato del 75%). Confermata anche la prevalenza dei giovani migranti o in età da lavoro (4 su 5), l'alto numero dei figli di stranieri che frequentano le scuole romane. “L'intercultura - specifica Pittau - non è un lusso ma una prospettiva con cui dobbiamo quotidianamente fare i conti”.

Il 10% degli occupati nel Lazio è immigrato - il 20% dei nuovi assunti - e, nonostante il tasso di istruzione sia molto elevato, alta è la percentuale degli occupati nel settore dell'edilizia (13%) o nei servizi domiciliari e dei servizi alla persona (il 53,8%).

Pittau ricorda infine i 233 luoghi di culto censiti dalla Caritas a Roma e Provincia dedicati agli immigrati, e il senso che tale fenomeno deve acquistare: “l'immigrazione - conclude - è uno stimolo per superare le nostre chiusure, per prepararci all'apertura di nuove prospettive”.

“Il rapporto dell'Osservatorio sulle migrazioni nella nostra Regione - ha aggiunto Mons.Guerino Di Tora, direttore della Caritas di Roma - mette in luce un lato della realtà in cui viviamo a cui spesso non rivolgiamo attenzione, che non può essere classificato come buono o cattivo. Esso non è un fenomeno marginale o emergenziale, ma un elemento stabile della società verso cui dobbiamo promuovere atteggiamenti che vadano oltre il dato puramente conoscitivo. Questa città nuova è fatta di persone che hanno alle spalle una storia singola con cui dobbiamo relazionarci per alimentare una cultura dell'accoglienza, consapevoli dalla loro volontà di stabilirsi sul territorio e della nostra necessità nei confronti del loro contributo”.

Della necessità di un cambio di prospettiva sul fenomeno immigratorio, specie nell'ambito delle politiche pubbliche, ha parlato anche Luca Odevaine, vice capo Gabinetto del Comune di Roma. “Alle difficoltà che l'opinione pubblica ha nell'osservare una città che si trasforma - egli ha detto - dobbiamo rispondere con investimenti e politiche dell'integrazione, attraverso strumenti che ne garantiscano la sua qualità, come la soluzione del problema abitativo”.

Odevaine ha ricordato come a questo proposito sia stato varato lo scorso anno dal Comune di Roma un piano per l'edilizia abitativa che prevede la costruzione di circa 24.000 alloggi nei prossimi 7 anni. “Siamo consapevoli che questa tematica include tutti i cittadini romani, - ha aggiunto Odevaine - per cui crediamo nella necessità di un ripensamento delle politiche nazionali sulla casa, affiancate da strumenti regionali e comunali di gestione dell'emergenza abitativa, capaci di tenere nel giusto conto le singole esigenze degli italiani e dei nuovi cittadini”.

Altro mezzo privilegiato per l'integrazione, su cui si è soffermato Lorenzo Tagliavanti, vice presidente della Camera di commercio di Roma, il lavoro. “Molti immigrati - egli ha affermato - oggi fanno gli imprenditori ed hanno spesso più iniziativa e coraggio imprenditoriale degli italiani. Sono 15.000 gli stranieri imprenditori a Roma e molte delle nuove imprese edilizie sono di cittadini romeni. Per questo dobbiamo parlare, considerando anche la loro capacità di risparmio ben superiore alla media di quella italiana, di un grande fenomeno economico, oltre che sociale”.

“Ciò che unisce quindi l'analisi tracciata nel Rapporto - ha concluso Tagliavanti - con l'attività della Camera, è l'idea che sviluppo e benessere non vadano disgiunti e che il progresso senza inclusione sociale non possa essere né stabile, né duraturo”. (Viviana Pansa - Inform)

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