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Pasqua 2008 a San Giovanni della Malva in Roma-Trastevere
La comunità albanese di San Giovanni della Malva a Roma, per la veglia di Pasqua di quest’anno, si prepara a vivere un momento intenso di preghiera: con i sacramenti dell’iniziazione cristiana, si uniranno alla comunità nove catecumeni. Un numero sicuramente considerevole che di per sé è motivo di gioia, ma ciò che entusiasma ancor più la comunità è il fatto di aver collaudato all’interno del gruppo la voglia di incontrarsi e vivere insieme la preghiera. Il cammino non è facile per ovvi motivi, ma i catechisti si confrontano con la storia e le necessità di ognuno tentando comunque di esprimere sempre il senso di accoglienza. A San Giovanni della Malva si vive questo spirito e la meta dei sacramenti è segnata da un cammino che aiuta a recuperare la propria identità sia culturale che religiosa; fare comunione significa anche superare quel senso di sfiducia nell’altro, che in Albania aveva causato il sistema politico totalitario per circa mezzo secolo. Gli animi, sconvolti dalla paura, erano spronati all’individualismo come unica speranza di vita per evitare malintesi e pregiudizi sulla propria persona, soprattutto se appartenenti ad una conclamata famiglia con una tradizione cristiana. Ricevere i sacramenti per i nostri emigrati è perciò da inquadrare in una cornice più ampia di rinascita in tanti sensi, di cui gli operatori pastorali e soprattutto i responsabili diocesani per il catecumenato non possono non tener conto proponendo dinamiche pastorali che abbiano al centro l’uomo emigrato con il suo particolare e specifico retroscena storico, l’inserimento nel nuovo tessuto sociale con il quale non è sempre facile confrontarsi e nello stesso tempo la valorizzazione delle tradizioni culturali del paese di origine che non può e non deve scomparire perché fa parte della propria identità. Quando queste attenzioni non mancano nei confronti degli immigrati e il senso cristiano dell’amore diviene il progetto di vita della comunità, sicuramente la testimonianza sarà senza barriere, fuori da schemi burocratici precostituiti, che più volte, da come si constata con dispiacere nel lavoro pastorale di coordinamento nazionale, determinano l’allontanamento dei catecumeni più che coinvolgerli all’interno delle comunità. La gioia cristiana di nuovi componenti la nostra comunità è la festa di Pasqua di quest’anno, che ci accomuna nella fede in Cristo Risorto e nella speranza, che da essa deriva, di poter vivere e testimoniare uno spirito di fratellanza nell’accoglienza dell’altro. Don Pasquale Ferraro |