Roma città aperta: luogo di accoglienza, di incontro culturale, di religiosità ...

 

Matteo Sanfilippo
(Docente di Storia Moderna,
Facoltà di Lingue e Letterature Straniere Moderne,
Università della Tuscia, Viterbo)

Ripensare la storia di Roma come storia di processi immigratori che si estendono sull'arco di quasi tre millenni è indubbiamente un esercizio stimolante.

Roma infatti nasce come luogo d'incontro e di scontro tra genti diverse, perché l'isola Tiberina assicura un guado e protegge l'approdo nel Tevere e dunque su quell'ansa del fiume insistono molteplici assi di scambio: la via del sale e quella del bestiame (ricordata in seguito dal toponimo “Foro Boario”), i traffici marittimi e fluviali. Tali elementi entrano a fare parte della stessa leggenda della fondazione romana e sono riecheggiati di continuo dalla letteratura e dalla storiografia classiche.

Nell'antica Roma vi è stata, almeno in molti secoli, una notevole tolleranza, ma questa conviveva con la cattività degli schiavi.
Nella Roma medievale vi sono stati secoli di relativa pace tra comunità cristiana e comunità ebraica, soprattutto quando questa era considerata diversa per religione ma comunque romana. Nella Roma moderna si sono progressivamente accettati i protestanti, ma comunque sono stati tenuti sotto stretto controllo.
Soltanto nella Roma del secondo Novecento si è iniziato ad attuare qualcosa di nuovo, ma non senza provocare irrigidimenti tra i vari gruppi e senza suscitare reazioni xenofobe.

Speriamo che nella Roma di questo nuovo secolo si possano instaurare rapporti migliori tra le varie componenti della città.

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