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HOPELINE - Telefono amico per la comunità filippinaAttivo a Roma Hopeline, servizio di assistenza per chi è in difficoltà. "È dedicato soprattutto ai ragazzi, che spesso si vergognano di parlare faccia a faccia dei loro problemi di adolescenti e immigrati"Si chiama "Hopeline" ed è un servizio telefonico di prima assistenza per gli immigrati filippini in difficoltà. L'iniziativa è del centro filippino, la parrocchia di via Urbana a cui fanno riferimento le 45 comunità cattoliche della capitale. E vuole essere un esperimento per raggiungere soprattutto i giovani. Il servizio, inaugurato il 19 ottobre, è attivo 24 ore al giorno per sette giorni alla settimana e risponde ai numeri 3347947875, 3282560992, 3467122998. Al telefono rispondono una quindicina di religiosi, tra suore e sacerdoti, con una preparazione specifica nell'attività di "counselling" rivolta agli immigrati. "L'anno scorso abbiamo fatto uno studio sulla situazione dei giovani filippini a Roma - racconta Tina Liamzon, coordinatrice dei servizi per la famiglia presso il centro filippino, insieme con il marito Edgar Valenzuela - e lo scenario che è venuto fuori è piuttosto preoccupante. I teenagers fanno fatica ad integrarsi. Sono abituati a un'altra cultura. E quando raggiungono i genitori in Italia iniziano i problemi: a relazionarsi con i genitori che non vedono magari da anni, ma anche con i loro coetanei italiani a scuola. Anche perché i ragazzi spesso non conoscono la lingua e finiscono per isolarsi". Le difficoltà non sono un'esclusiva dei figli. "I costi sociali dell'emigrazione sono alti - continua Liamzon - non si contano i casi di famiglie divise, con la moglie in Italia e il marito rimasto nelle Filippine. O viceversa. Si tratta di distanze fisiche ed emotive che a volte possono sfociare in separazioni vere e proprie". "Hopeline" è uno strumento di primo intervento. Chi vuole, però, dopo il contatto telefonico, può prendere appuntamento con uno degli operatori. "Il servizio - prosegue Liamzon - è stato pensato soprattutto per i ragazzi, che spesso non frequentano la parrocchia e si vergognano magari di parlare faccia a faccia dei loro problemi, legati alla doppia condizione difficile di adolescenti e immigrati. Parlare a telefono può essere un modo per sciogliere il ghiaccio". A novembre è previsto un corso di formazione per formatori, svolto dagli esperti di una fondazione filippina (UGAT) specializzata nell'assistenza psico-spirituale alle comunità e alle famiglie immigrate. A quel punto il numero di operatori crescerà con l'affiancamento di un gruppo di laici ai religiosi. E tra un paio di mesi partirà il primo monitoraggio di valutazione di "Hopeline". Ma le iniziative di solidarietà del centro filippino non finiscono qui. Il 22 ottobre si è tenuto un seminario per l'accoglienza dei filippini da poco arrivati a Roma. Ed è in preparazione un manuale di orientamento, per muoversi nei meandri della città. "Uno dei requisiti necessari per integrarsi - conclude Liamzon - è sicuramente la conoscenza della lingua italiana. I miei connazionali di solito la parlano poco. E' vero, spesso con i lunghi orari di lavoro non hanno tempo per frequentare corsi, ma a volte i motivi risiedono altrove. Non tutti pensano di restare per sempre in Italia e perciò non sono motivati. Si accontentano dell'italiano base e non ne approfondiscono la conoscenza". Fonte: Andrea Gagliardi (www.stranieriinitalia.it)
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