Una storia diversa

 

Oggi vogliamo parlarvi di una storia diversa, dove parole come "integrazione e speranza" sembrano stridere con l'immagine di una donna non più giovanissima che passa ore seduta su un cartone all'entrata di un supermercato tenendo fra le braccia la sua bambina di otto mesi.

La donna si chiama Raluca viene dalla Romania, la sua bambina, l'ultima di 5 figli Mihaela, ogni giorno da mesi, con qualsiasi condizione atmosferica le ritrovo lì sedute in un angolo con un bicchiere di cartone davanti nell'attesa che uscendo dal supermercato le persone lascino cadere qualche centesimo.

Ma questa non è la storia di campi rom, diffidenza, degrado, perchè intorno a Raluca sempre si vedono giovani mamme con i passeggini, ragazze con piccoli regali per la bambina, persone che si fermano per parlare con lei ,per fare una carezza alla piccola, persone che si interessano alla sua storia al viaggio della sua vita che in qualche modo l'ha portata in questa periferia romana.

Tra loro ci sono io, ci vediamo quasi tutti i giorni ormai c'è confidenza fiducia, Raluca accetta volentieri di parlarmi di lei e nel suo italiano incerto inizia a raccontarsi.

Baobab: "Da quanto tempo sei in Italia?"
Raluca: "Da cinque anni quasi, le mie due ultime figlie sono nate qua "

Baobab: "Perchè proprio l'Italia?.. Avevate amici qui, parenti?"
Raluca: "Ha deciso mio marito, siamo partiti con altre famiglie del campo."

Baobab: "Del campo nomadi? Vivevate in un campo nomadi in Romania e qui?"
Raluca: "Si ma non siamo zingari , no noi siamo Rom"

Raluca si affretta a specificare questa sua provenienza, ed io so che l'appartenenza ad un'etnia Rom piuttosto che ad un'altra è molto importante per loro.

Raluca: "Si anche qui viviamo in un campo, ma c'è la luce, l'acqua, "

Baobab: "Ma tuo marito lavora ? Avete 5 figli , come fate ad andare avanti"
Raluca: "Mio marito mi ha lasciato, sta con una nuova donna, non gli importa dei figli. Io penso per loro e le mie figlie grandi ora che la scuola è chiusa mi aiutano con le piccole"

Baobab: "Le tue figlie vanno a scuola? Che bello , raccontami"
Raluca: "Si hanno 13 e 15 anni vanno a scuola sono brave, viene un pulmino a prenderle, abbiamo anche il dottore per le piccole che sono italiane, "

Baobab: "Ma tu hai provato a cercare un lavoro?"

Lei mi guarda con lo sguardo dolce e rassegnato poi risponde

Raluca: "Con la bimba piccola....e poi chi mi da lavoro ....sto qua elemosina, e l'aiuto di tante persone buone, quando c'è tempo aiuto le persone nel campo, quelli che hanno soldi, cucino, pulisco sto con loro bambini."

Baobab: "Senti ma hai subito episodi di razzismo, qualcuno ti ha trattata male, o insultata ?"
Raluca: "No, mai...tutti sono gentili con le bambine, e anche con me , io non chiedo mai niente, io non do fastidio , una volta la mia bambina di 4 anni stava male, sono andata all'ospedale, e mi hanno aiutato tanto, nessuno mi ha cacciato via!"

Vorrei chiederle qualcosa di più sulla sua vita nel campo ma capisco che lei preferisce non parlane molto.

Baobab: "Raluca ascolta, Mihaela ha 8 mesi tu credi che sia giusto farla vivere per strada ogni giorno, e fino a quando? Non desideri una vita migliore per lei?"
Raluca: "Io la porto con me perchè è piccola voglio tenerla vicino.Quando andrà a scuola imparerà tante cose, lei è nata qui potrà fare quello che vuole da grande....."

La osservo nel modo in cui stringe la manine della figlia, nel suo sguardo pieno di amore leggo che davvero spera e immagina un futuro diverso per lei. Vorrei chiederle ancora molte cose, ma si avvicinano due ragazze con delle buste per lei, dentro ci sono vestitini, pannolini e un sonaglino, si fermano a coccolare Mihaela che ride a tutti e tende le braccia per essere presa, dalla farmacia all'angolo della strada esce il farmacista ha in mani un biberon, è per lei, rivolto a Raluca le dice " Eccolo, te lo avevo promesso", lei sorride e ringrazia .

E sorrido anche io al pensiero che qualche anno fa questa sarebbe stata solo un'altra storia di degrado ed emarginazione, un 'opportunità mancata per una madre di sperare un futuro migliore per le sue figlie, e invece davanti a me vedo una società che lentamente sta camminando sulla faticosa strada dell'incontro con chi per scelta o per esigenza vive una realtà diversa dalla nostra.

 

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