La comunità Romena
Pellegrinaggio a Cascia
Venerdì, 2 giugno 2006, un gruppo di 38 cattolici romeni
abitanti a Roma ha fatto un pellegrinaggio a Cascia per venerare
la tomba di Santa Rita, una delle più importanti persone
carismatiche della Chiesa di Occidente della fine del Medio
Evo.
Il pellegrinaggio è stato organizzato e condotto dal
cappellano della comunità romena di Roma, don Isidor
Iacovici, il quale ha curato anche le spiegazioni storiche
dei posti visitati. Al pellegrinaggio hanno partecipato anche
il vicecappellano della comunità romena di Roma, don
Iulian Faraoanu e don Fabian Dobos, sacerdote romeno che si
trova a Roma per motivi di studio. Invitato di onore fu don
Benone Lucaci, dottorando alla Pontificia Università Lateranense,
il quale ha curato la parte liturgica del pellegrinaggio.
Arrivati
alla basilica della santa, dopo un momento di meditazione personale,
abbiamo celebrato la santa messa nella cappella trovatasi al
fianco della tomba di Santa Rita. I canti pasquali romeni,
l'atmosfera di silenzio perfetto, l'odore della santità presente
in quella cappella, ma soprattutto le parole del predicatore,
don Benone Lucaci, hanno riscaldato i cuori dei fedeli, i quali
nonostante le goccie di pioggia di fuori vivevano una nuova
primavera di santità riscaldata dal sole divino. Durante
la predica, don Benone ha invitato i fedeli a lasciarsi condurre,
secondo il modello di Santa Rita, dallo Spirito Santo, che è l'unico
portatore di vita eterna.
Alla fine della Santa messa, il cappellano
della comunità, don Isidoro
Iacovici, ha invitato i presenti ad un momento di preghiera interiore nella
quali fossero ricordati tutti i cari, vivi e defunti, specialmente i famigliari
rimasti in Romania. Dopo questo momento di preghiera mentale, la recita del “Ricordati,
o, Maria!” ha sigillato il momento liturgico della visita a Santa Rita
da Cascia.
Dopo pranzo, i nostri passi si sono rivolti verso un altro
posto di pellegrinaggio: Norcia. Qui abbiamo visitato la casa
nativa di San Benedetto, il fondatore del monachesimo in Occidente
e patrono di Europa. Il pensiero di preghiera fu rivolto anche
alla sorella di Benedetto, santa Scolastica, “colei
che amò di più e fu esaudita da Dio”. Questa definizione
si rifà ad un episodio della sua biografia, nel quale si racconta la
sua visita al fratello, Benedetto. Lei voleva che rimanessero lì per
parlare di cose divine tutta la notte, ma lui le ha risposto che non poteva
mancare di notte dal monastero. Allora Scolastica piegò la testa sul
tavolo pregò il Signore e in pochi momenti venne una forte tempesta,
così che il fratello non è potuto più tornare in monastero.
Allora lei ha detto a Benedetto: “Ho pregato te e non mi hai ascoltato,
ho pregato Dio e lui mi ha esaudito. Adesso vatene via, se puoi!” E così sono
rimasti tutta la notte in preghiera.
Al ritorno per Roma il gruppo di pellegrini si fermò a Spoleto, la prima
città dello Stato Pontificio nato alla metà del ottavo secolo,
dove hanno visitato il monumento più insigne dell'antica città:
la cattedrale di “Santa Maria Assunta”, costruita nel secolo XII°.
Qui i fedeli romeni si sono fermati davanti alla statua di Sant Antonio e all'iscrizione
che portava la scritta: “Qui nel 1232 il papa Gregorio IX ha canonizzato
Antonio di Padova”.
La sera dello stesso giorno i pellegrini ritornarono a Roma arricchiti dall'esperienza
di santità che hanno vissuto. In un solo giorno si sono fatti quattro
altri grandi amici di Dio: Santa Rita, San Benedetto, Santa Scolastica e Sant'Antonio
di Padova. Questi esempi di vita cristiana ci invitano continuamente a porci
la famosa domanda di Sant Agostino: “Se loro sono riusciti, perché non
posso anche io diventare santo?”
Fabian Dobos