Ci si può sentire a casa in ogni paese

Maria la incontro alla fermata del bus e mi sorride subito, mi saluta, con la sua voce allegra di ragazza di 40 e più anni.

Era la mia vicina di casa, arrivata dalla Filippine venti anni fa, e in tutto questo tempo è rimasta sempre lì nell’appartamento di periferia che divide con parte della sua numerosa famiglia che lei stessa ha aiutato ad emigrare nel corso degli anni.

Sono stati anni intensi quelli trascorsi qui per lei, è arrivata che aveva compiuto da poco 25 anni, con le raccomandazioni della madre , giovane troppo presto invecchiata, nella testa e i visi dei suoi numerosi fratelli nel cuore, le chiedo se non le è dispiaciuto lasciare la sua vita , il villaggio, le amiche, un fidanzato se lo aveva per ricominciare tutto dall’altra parte del mondo senza certezze, sola tra mille volti estranei.

La sua risposta, in fondo non mi sorprende:

“ Sai al villaggio non c’era molto lavoro, mio papà era falegname, poi si è ammalato con i reni, noi eravamo in 8 figli, i miei fratelli maschi dovevano studiare , andare alla scuola… io sono la più grande. Dovevo aiutare mamma, poverina, una donna tanto dolce.. Andare a Manila., non era bene, le ragazze che venivano dalla campagna erano viste bene, non si sa che lavoro andavano a fare.

Così alcuni vicini di casa, avevano una figlia in Italia, qui a Roma, si trovava bene, e non è stato facile, mia sorella la piccola,piangeva non voleva separarsi da me…”.

Si ferma un po’, come per riordinare i ricordi…

Quello che è successo dopo il suo arrivo a Roma però lo so bene. Si sono susseguiti anni di lavoro come colf presso una famiglia bene, dove Maria in breve ha conquistato l’amicizia e l’affetto di tutti, le domeniche in chiesa in una delle numerose Comunità Filippine presenti a Roma. Con il tempo poi è riuscita a far arrivare alcuni dei suoi fratelli, li ha aiutati ad integrarsi a trovare lavoro, a crescere i loro bambini.

Spesso mi sono chiesta se non le fosse mancata una famiglia tutta sua, un marito dei figli suoi e stavolta glielo domando. Lei è seria nel rispondermi, ma non leggo il rimpianto che mi aspettavo nelle sue parole.

“…..da ragazza ci pensavo, un matrimonio dei bambini una casa tutta mia, ma poi, le cose sono andate diversamente, la malattia di papà, il tetto da riparare al villaggio, e qui, c’era tanto da lavorare, i miei fratelli da aiutare i loro figli, il tempo è passato via veloce, ho sempre avuto tanti bambini a cui pensare anche i figli della signora dove lavoro, i miei nipotini...ogni volta che riuscivo a tornare a casa, vedere i miei genitori , sempre più stanchi, papà poi adesso non c’è più… La mia famiglia sono tutti loro, va bene così.”

Tra poco è tempo di andare, vedo il suo bus in lontananza che arriva ma c’è il tempo per un’ ultima domanda, le chiedo come si è trovata qui in Italia e se tornando indietro rifarebbe le stesse scelte.

“Sai quando è scoppiata la Sars ero nelle Filippine in vacanza e non volevano farci rientrare in Italia, ho avuto paura, è casa mia qua ormai, qui c’è il mio lavoro, gli amici, la casa, l’inizio è stato difficile ambientarsi, ma adesso, e poi ci sono tanti filippini qui.

E poi sai, mia sorella la piccola, è qui anche lei da 3 anni, è fidanzata, con un ragazzo italiano, un poliziotto, parlano di matrimonio…

non importa dove si vive, sai ci si può sentire a casa in ogni paese, se si vive in pace con Dio e con il prossimo”.

Ecco il suo autobus è arrivato, ci salutiamo , ed io dalla serenità che traspare dalle sue parole capisco che in fondo si, tornando indietro la strada che l’ha condotta qui la rifarebbe di nuovo.

A.F.

 

© baobabroma.org 2002-2008