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Migrazioni a Roma: +19% di imprese con titolare nato fuori dall'Italia
l Rapporto dell'Osservatorio evidenzia chiaramente il ruolo di Roma come primo polo di immigrazione in Italia, un fondamentale e innovativo laboratorio di convivenza interculturale. Scarica il documento o la scheda sintetica.
Tra gli imprenditori romani sono sempre più presenti cittadini rumeni (oltre 2mila), cinesi (1500) e bengalesi (1000). La Camera di Commercio di Roma ha registrato nel corso del 2004 un +19% di imprese il cui titolare è nato fuori dall'Italia. E' quanto emerge dal secondo Rapporto dell'Osservatorio Romano sulle Migrazioni, curato dalla Camera di Commercio e dalla Caritas diocesana di Roma, e presentato questa mattina presso la Sala del Consiglio della Camera di Commercio di Roma. Il Rapporto dell'Osservatorio evidenzia chiaramente il ruolo di Roma come primo polo di immigrazione in Italia, un fondamentale e innovativo laboratorio di convivenza interculturale. L'aumento di cittadini stranieri nel corso del 2004 è stato dell'11% a Roma e del 30%-40% in molti comuni della provincia (Anzio, Tivoli, Zagarolo, Velletri, Civitavecchia, Fonte Nuova, Ladispoli, e Genzano), con punte del 50% ad Ardea, e Monterotondo. Nella Capitale all'inizio del 2005 risiedevano 223.879 cittadini di origine straniera, pari al 7,9% della popolazione totale. Il 19% dei residenti stranieri è laureato, il 48% diplomato, ma nonostante le percentuali siano più elevate rispetto agli italiani le occupazioni riservate agli immigrati sono di livello inferiore. I continenti di provenienza sono, in ordine decrescente, Asia (29,9%), Europa non UE (21,0%), Europa UE (17,3%), Africa (15,8%), America (14,8%). Su un totale di 195 differenti nazionalità, quella filippina e la rumena superano abbondantemente le 20.000 unità, incidendo sulla popolazione di origine straniera per il 12,2% e l'11,2%. Seguono Polonia (circa 10.000 unità e un'incidenza del 4,9%), Perù (4,4%), Bangladesh ed Egitto (4,1% ciascuno), Cina (3,5%). Rilevanti per numero di presenze risultano anche i cittadini di Sri Lanka (6.102) e India (5.151). Al di sotto delle 5.000 unità si attestano: Ecuador (4.808), Spagna (4.781), Albania (4.515), Gran Bretagna (4.318), Jugoslavia (4.249), Ucraina (3.894), Marocco (3.707) e Brasile (3.274). "I titolari d'azienda - ha commentato Lorenzo Tagliavanti, vicepresidente della Camera di Commercio di Roma - e i soci nati all'estero sono già 1 ogni 14 registrati presso la Camera di Commercio e la loro dinamica di crescita mostra che tale rapporto è destinato ad incrementarsi. Per gli immigrati l'imprenditoria rappresenta una strada per trovare un'occupazione altrimenti difficile, oppure un modo per emanciparsi dal lavoro dipendente con posizioni dequalificate, si ricordi che 2 immigrati su 3 hanno un diploma di scuola superiore o una laurea. Per questo motivo la Camera di Commercio guarda con molta attenzione al mondo dell'immigrazione e collabora con la Caritas alla realizzazione di questo rapporto". "Guardando le tabelle di questo rapporto - ha concluso Franco Pittau, Coordinatore del "Dossier Statistico Immigrazione" Caritas/Migrantes - si capiscono benissimo, ad esempio, le differenze tra Roma e gli altri comuni. Oppure il livello di stabilizzazione raggiunto dagli immigrati. L'importante è che anche il semplice cittadino capisca l'importanza del grande fenomeno sociale dell'immigrazione. Per questo bisogna parlare in modo semplice di queste cose. In questo modo, piano piano, il ruolo degli immigrati verrà assimilato da tutta la società". Roberto Mandolini (www.stranierinitalia.it) |