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2003 2002
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Permesso di soggiorno elettronico

L'e-governement inizia dagli immigrati. Il sottosegretario D'Alì ha infatti affermato che entro un anno tutti gli immigrati avranno un permesso di soggiorno elettronico. Il documento permetterà di accedere a tanti servizi e ciò segna un primo passo verso la tanto annunciata informatizzazione della pubblica amministrazione.

D'Alì è preciso anche sui tempi:"Verosimilmente entro un anno tutti gli immigrati che avranno regolarizzato la loro posizione in base alla legge Bossi-Fini dovrebbero ricevere la carta elettronica". E dopo i 700 mila della sanatoria, toccherà agli altri immigrati chiamati a rinnovare i permesso di soggiorno.
Il permesso elettronico potrà memorizzare un gran numero di informazioni: i dati dell'immigrato e quelli del suo datore di lavoro, il luogo di lavoro, la data d'inizio dell'attività, e il domicilio.
Addirittura potrà contenere tutte le informazioni che si trovano sul libretto di lavoro e l'indicazione della frontiera attraverso la quale si prevede che lo straniero esca dall'Italia per tornare al suo paese.
Fortunatamente la carta non servirà solo per il "controllo", e su questo punto il sottosegretario D'Alì ci tiene a non puntualizzare: quest'innovazione non deve passare per l'ennesima affermazione del Grande Fratello.
"Non è un piano di ordine pubblico - dice D'Alì - bensì un modo per estendere anche agli extracomunitari gli stessi diritti di noi italiani". La carta permetterà infatti di accedere a servizi via via più numerosi, andando a sostituire altri documenti, come ad esempio il libretto sanitario,
e semplificando la vita degli immigrati nel nostro Paese, spesso e volentieri asfissiati da una burocrazia elefantiaca.
Utilità o meno, c'è forse da essere scettici sui tempi annunciati da D'Alì, secondo il quale, dicevamo, entro un anno tutti gli immigrati avranno in tasca il permesso elettronico.
Forse la delega all'informatizzazione ha fatto perdere di vista al sottosegretario i tempi della burocrazia italiana, davanti ai quali non c'è microprocessore che tenga.
Un anno, specialmente nelle grandi città, non basterà nemmeno a terminare la regolarizzazione, figuriamoci la distribuzione delle carte elettroniche. Se poi a distribuirla dovessero essere gli stessi uffici polifunzionali che convocano per la regolarizzazione, si rischia addirittura la catastrofe!
Ce li vedete gli uffici polifunzionali, "già oberati" (parole di Mantovano) di lavoro, aggiungere alle pratiche da sbrigare anche l'emissione del futuribile permesso elettronico?

Elvio Pasca

 

 

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