| Nuovo accordo ieri e dietrofront del
ministro del Welfare Maroni sull’intesa per consentire
la sanatoria anche agli immigrati che hanno perso il lavoro
e ne hanno trovato un altro; è stata diramata la
circolare del Viminale che spiega la corretta interpretazione
della legge Bossi Fini a tutte le prefetture italiane.
Il nuovo accordo rispecchia i precedenti in materia
già firmati a Milano e che il ministro Maroni,
in un primo momento, aveva sospeso in via cautelativa.
Il confronto tra il prefetto Bruno Ferrante e il governo
si è quindi concluso positivamente.
Proprio mentre a Milano sfilava un corteo di protesta
organizzato dai sindacati confederali con oltre un migliaio
di extracomunitari, è stata diramata la circolare
del Viminale che spiega la corretta interpretazione
della legge Bossi Fini a tutte le prefetture italiane.
La via indicata dalla dottoressa Anna Maria D’Ascenzo
rispecchia a grandi linee il protocollo milanese. Quel
documento dieci giorni fa era stato di fatto sconfessato
dal ministro Maroni, il quale aveva recepito i malumori
del leader della Lega Umberto Bossi, preoccupato che
l’intesa raggiunta a Milano sulla legge che porta
il suo nome ne desse un’interpretazione troppo
libera.
Ma dopo le proteste di chi a Milano aveva firmato quel
protocollo - dalla Caritas all’Assolombarda -
e dopo le repliche del ministro Maroni ieri si è
visto che il punto di incontro fra le due prospettive
era più vicino di quanto sembrasse. La nuova
circolare D’Ascenzo infatti riconosce la possibilità
di un immigrato che ha cambiato lavoro di ottenere a
regolarizzazione grazie alla domanda di un nuovo datore
di lavoro. Esattamente come era nell’accordo milanese.
Le differenze fra i due documenti sembrano molto marginali,
ma il direttore generale dell’Immigrazione al
ministero del Welfare, Maurizio Silveri, tiene a precisare:
“Questa circolare dice chiaro che la regolarizzazione
è possibile solo se il processo è messo
in moto dal nuovo datore di lavoro, che presenta domanda
in prefettura, e previa verifica di tutte le condizioni,
può ottenere di assumere regolarmente un lavoratore
straniero che inizialmente aveva presentato domanda
con un altro imprenditore o con un’altra famiglia”.
Nella circolare si legge che “il nuovo datore
di lavoro dovrà dare comunicazione alla prefettura”
e qui “la pratica dovrà essere prioritariamente
esaminata”, prima di “procedere alla convocazione
del nuovo datore di lavoro assieme al lavoratore straniero
affinché possa essere stipulato il nuovo contratto
di soggiorno e il relativo permesso della durata di
un anno”. Una procedura che assomiglia moltissimo
a quella che era stata ipotizzata nel protocollo firmato
a Milano.
(da La Repubblica di venerdì
4 aprile 2003)
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