Già colpito dalla crisi successiva
all'11 settembre, il settore si trova adesso a fronteggiare
le restrizioni nelle concessioni dei permessi di soggiorno
per motivi di studio.
A lanciare l'allarme è Alessandro Adorno, presidente
dell'"Associazione delle scuole di italiano come
lingua seconda" (Asils),
che rappresenta 35 scuole per stranieri in Italia.
Per Adorno è sempre più difficile ottenere
un visto per venire a studiare nel nostro paese: "prima
c'era un obbligo per ambasciate e consolati a motivare
il 'no' ad un visto. Ora non c'é più e
sono aumentati i dinieghi".
Cosa dire poi dei requisiti richiesti per l'approvazione
del visto di studio?
Tra questi spicca, per assurdità, "una buona
conoscenza della lingua italiana": in altre parole,
per venire a imparare l'italiano bisogna averlo già
imparato.
Niente più corsi di italiano di base, quindi:
gli studenti, appena arrivati in Italia, saranno già
in grado di districarsi nella lettura della Divina Commedia
o di un romanzo di Umberto Eco…
Per Adorno, è anche "arbitrario il limite
di quattro mesi: soprattutto dai paesi ricchi come Stati
Uniti, Canada, Australia, Giappone e Corea gli studenti
vengono per seguire corsi di sei mesi o un anno, per
studiare le città d'arte ecc. Perché un
limite a 4 mesi?"
Su questo tema c'era già stata, la settimana
scorsa, un'interrogazione parlamentare alla quale si
è risposto che il permesso di soggiorno, "qualora
concesso avrà sempre durata pari a quella indicata
dal certificato d'iscrizione al corso"
Risposta che Adorno definisce "piuttosto evasiva
se non quasi incurante della richiesta di chiarimenti",
tanto più che "é difficile quantificare
il danno per le scuole che svolgono anche una funzione
culturale, ma il calo di studenti è evidente
e sempre più spesso ci giungono notizie su restrizioni
nella concessione dei visti e di richieste da parte
delle nostre rappresentanze diplomatiche di non meglio
specificati 'riconoscimenti delle scuole di lingua italiana'".
Anche Gianfranco Borio, consulente legale dell' AACUPI,
l'associazione delle università straniere in
Italia, chiede certezza del diritto sul tema dei visti
per studio.
Il legale, riferendosi anche al caso del professor Dionisio
Bernal, dice: "Per professori e ricercatori si
tratta in realtà di un equivoco che può
essere facilmente risolto perché c'é un
articolo della Bossi-Fini, il 27, che chiarisce le deroghe
per i lavoratori stagionali 'particolari' come sportivi,
dirigenti di impresa e appunto docenti.
Diverso e più pericoloso il discorso sugli studenti
che ora hanno comunque bisogno del visto di studio e
del permesso di soggiorno se vengono a studiare anche
per periodi inferiori ai quattro mesi. Con la Bossi-Fini
le sanzioni per chi è riconosciuto 'clandestino'
sono più elevate e, nell'incertezza, nessuno
rischia più".
Sarcastico, infine, il commento di Giovanna Melandri
(Ds): “É il classico danno collaterale
di una legge scritta con l'inchiostro dell'ideologia:
rischiamo, come infatti accade, di non avere armi contro
gli scafisti ma di riportare al confine pacifici e civilissimi
studenti americani e giapponesi interessati al Bernini
o all' opera lirica”.
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