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2002 2003
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La denuncia: sempre più difficile ottenere
un permesso per motivi di studio.
Aule vuote nelle scuole di italiano per stranieri.

Già colpito dalla crisi successiva all'11 settembre, il settore si trova adesso a fronteggiare le restrizioni nelle concessioni dei permessi di soggiorno per motivi di studio.

A lanciare l'allarme è Alessandro Adorno, presidente dell'"Associazione delle scuole di italiano come lingua seconda" (Asils), che rappresenta 35 scuole per stranieri in Italia.
Per Adorno è sempre più difficile ottenere un visto per venire a studiare nel nostro paese: "prima c'era un obbligo per ambasciate e consolati a motivare il 'no' ad un visto. Ora non c'é più e sono aumentati i dinieghi".

Cosa dire poi dei requisiti richiesti per l'approvazione del visto di studio?
Tra questi spicca, per assurdità, "una buona conoscenza della lingua italiana": in altre parole, per venire a imparare l'italiano bisogna averlo già imparato.
Niente più corsi di italiano di base, quindi: gli studenti, appena arrivati in Italia, saranno già in grado di districarsi nella lettura della Divina Commedia o di un romanzo di Umberto Eco…

Per Adorno, è anche "arbitrario il limite di quattro mesi: soprattutto dai paesi ricchi come Stati Uniti, Canada, Australia, Giappone e Corea gli studenti vengono per seguire corsi di sei mesi o un anno, per studiare le città d'arte ecc. Perché un limite a 4 mesi?"

Su questo tema c'era già stata, la settimana scorsa, un'interrogazione parlamentare alla quale si è risposto che il permesso di soggiorno, "qualora concesso avrà sempre durata pari a quella indicata dal certificato d'iscrizione al corso"
Risposta che Adorno definisce "piuttosto evasiva se non quasi incurante della richiesta di chiarimenti", tanto più che "é difficile quantificare il danno per le scuole che svolgono anche una funzione culturale, ma il calo di studenti è evidente e sempre più spesso ci giungono notizie su restrizioni nella concessione dei visti e di richieste da parte delle nostre rappresentanze diplomatiche di non meglio specificati 'riconoscimenti delle scuole di lingua italiana'".

Anche Gianfranco Borio, consulente legale dell' AACUPI, l'associazione delle università straniere in Italia, chiede certezza del diritto sul tema dei visti per studio.
Il legale, riferendosi anche al caso del professor Dionisio Bernal, dice: "Per professori e ricercatori si tratta in realtà di un equivoco che può essere facilmente risolto perché c'é un articolo della Bossi-Fini, il 27, che chiarisce le deroghe per i lavoratori stagionali 'particolari' come sportivi, dirigenti di impresa e appunto docenti.
Diverso e più pericoloso il discorso sugli studenti che ora hanno comunque bisogno del visto di studio e del permesso di soggiorno se vengono a studiare anche per periodi inferiori ai quattro mesi. Con la Bossi-Fini le sanzioni per chi è riconosciuto 'clandestino' sono più elevate e, nell'incertezza, nessuno rischia più".
Sarcastico, infine, il commento di Giovanna Melandri (Ds): “É il classico danno collaterale di una legge scritta con l'inchiostro dell'ideologia: rischiamo, come infatti accade, di non avere armi contro gli scafisti ma di riportare al confine pacifici e civilissimi studenti americani e giapponesi interessati al Bernini o all' opera lirica”.

 

 

 

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