I Musei
Capitolini aprono le porte agli immigrati: da
domenica 13 ottobre, per nove domeniche consecutive,
nei musei che custodiscono i simboli della città-
la Lupa e il Marc'Aurelio - si svolgeranno visite didattiche
gratuite, dedicate ai lavoratori stranieri residenti
a Roma, non appartenenti alla Comunità europea.
"Questo programma - ha detto il sindaco Walter
Veltroni illustrandolo in Campidoglio - ha lo scopo
di far conoscere l'arte e la cultura di Roma ai lavoratori
extracomunitari che hanno deciso di vivere nella nostra
città: abbiamo tutto l'interesse che si sentano
sempre più parte integrante della nostra comunità".
L'iniziativa, realizzata dall'assessorato alla cultura
in collaborazione con l'ufficio per la multietnicità
e le comunità di lavoratori immigrati, inizierà
con una visita dedicata alla comunità cinese
e continuerà con visite dedicate agli extracomunitari
provenienti da varie aree geografiche dal Magreb, al
Sudamerica al Medio Oriente.
"Benvenuti nei Musei Capitolini, nel cuore della
città di Roma - è scritto nella lettera
di Walter Veltroni, che, con una nota descrittiva del
museo, verrà consegnata ai partecipanti alle
visite - come sindaco di questa città ho voluto
aprire le porte di questi bellissimi musei a voi lavoratori
stranieri, che contribuite alla crescita e allo sviluppo
della capitale. Mi sembra giusto - prosegue il sindaco
- che Roma vi accolga in un modo un pò speciale,
mostrandovi un pòdel suo patrimonio culturale:
è un modo nuovo di farvi conoscere la città
in cui svolgete il vostro lavoro, che forse ve la farà
sentire più vicina". Durante le visite si
parlerà principalmente in italiano ma saranno
presenti anche traduttori e mediatori culturali indicati
dalle varie comunità.
Secondo dati elaborati da un dossier della Caritas
sono complessivamente 169 mila gli immigrati residenti
nella capitale: ai primi posti quelli che provengono
dall'Asia(54.514) seguono quelli provenienti dall'Africa
(31.241), dagli altri paesi europei (30.724) e dall'America
(25.056).
La filosofia del progetto, che è stato chiamato
"l'accoglienza della cultura. La cultura dell'accoglienza",
parte dalla constatazione che ogni domenica gli immigrati,
a grandi gruppi, si riuniscono in varie piazze della
città, ne conoscono bene le strade e i vari aspetti,
ma spesso ne ignorano il tratto più qualificante,
quello del suo patrimonio culturale.
(ANSA) |