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è celebrata nei giorni scorsi a Roma, presso
la parrocchia del SS. Redentore,
la tradizionale Festa dei Popoli,
un incontro, ormai giunto alla sua XI edizione, tra
comunità italiane e comunità immigrate
a Roma.
Ben tremila persone appartenenti
a 31 nazioni hanno preso parte alle diverse attività
che hanno arricchito una giornata che si preannunciava
carica di significati, all'insegna della comunione nelle
diversità.
Mons. Ranjith, dallo Sri Lanka, ha presieduto la S.
Messa animata dalle tante comunità immigrate.
Ritmi, musiche e preghiere nelle diverse lingue si sono
alternate in un incontro di gioia e di festa, dove per
tutti l'obiettivo principale era di favorire l'integrazione
tra le diverse etnie.
La
Festa dei Popoli è stata organizzata dalle comunità
immigrate, dalla Congregazione Scalabriniana, dall'Ufficio
Migrantes e dalla parrocchia del SS. Redentore,
dove si è celebrata la festa.
Dalle attività sportive che hanno preceduto la
S. Messa al pranzo all'interno dei 24 stands gastronomici,
dagli stands culturali allo spettacolo interetnico del
pomeriggio, volti diversi, una sola fede per ribadire
ancora una volta che nella Chiesa non si è "né
stranieri, né ospiti", ma concittadini e
familiari di Dio.
La Festa dei Popoli è
un traguardo di un cammino che inizia nei mesi precedenti,
durante i quali migranti e italiani si incontrano per
preparare le diverse attività. La comunione
nasce da quest'incontro con l'altro, fatto di ascolto
e di reciproca stima, dove le differenze culturali o
linguistiche sono lo spunto per riscoprire la comune
dignità di uomini e figli di Dio.
La presenza dell'assessore alle politiche sociali del
comune di Roma, Raffaella Milano e il capogruppo dell'opposizione
al consiglio comunale, Antonio Tajani, ha permesso di
rivolgere loro un caloroso appello ad impegnarsi nell'individuare
e trovare soluzioni per risolvere i problemi degli immigrati
nella Capitale. Per tutti resta l'appuntamento
per la prossima Festa dei Popoli, in attesa della quale
siamo invitati a far sì che ogni nostro incontro
con chi per noi è straniero sia una nuova e rinnovata
"festa dei popoli".
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