Giovanni
Paolo II torna a condannare "ogni manifestazione
di razzismo, xenofobia e nazionalismo esasperato"
e chiede ai credenti di essere in prima fila
nello sforzo "profetico" di contrastare queste
forme di chiusura.
La nuova presa di posizione del Papa è contenuta
nel Messaggio per la 89.ma Giornata mondiale del migrante
e del rifugiato. Ma a questo atteggiamento di apertura
deve, però, corrispondere, da parte degli immigrati,
un impegno al "riconoscimento del dovere di onorare
i Paesi che li ricevono e a rispettare le leggi, la
cultura e le tradizioni della gente che li ha accolti".
"I cristiani - afferma il Papa - devono sforzarsi
di vincere ogni tendenza a chiudersi in se stessi e
imparare a discernere l'opera di Dio nelle persone di
altre culture". Secondo il Pontefice, cioè,
è necessario da parte della comunità ecclesiale
"passare dalla mera tolleranza verso gli altri
al rispetto autentico delle loro diversità"
e "dall'egoismo all'altruismo, dalla paura all'apertura,
dal rifiuto alla solidarietà".
Nel suo Messaggio il Papa ricorda che "le comunità
miste offrono opportunità uniche" sia alle
società che ospitano, sia alle comunità
cristiane "per approfondire il dono dell'unita'
con le altre Chiese".
Papa Wojtyla chiede ai cattolici di avvicinarsi al fenomeno
inarrestabile delle migrazioni umane con un approccio
positivo e con un'attenzione particolare "per i
forestieri più vulnerabili", che sono "i
migranti senza documenti, i profughi, coloro che hanno
bisogno d'asilo, i profughi a causa di persistenti,
violenti conflitti in molte parti del mondo e le vittime,
in maggioranza donne e bambini, del terribile crimine
che è il traffico degli esseri umani".
L'appello del Papa all'accoglienza è rivolto
in particolare ai genitori e agli insegnanti "affinché
combattano il razzismo e la xenofobia inculcando atteggiamenti
positivi fondati sulla Dottrina sociale cattolica".
Una solidarietà diffusa che, però, deve
essere sempre accompagnata, da parte degli immigrati,
"dal riconoscimento del dovere di onorare i Paesi
che li ricevono e a rispettarne le leggi, la cultura
e le tradizioni della gente che li ha accolti".
Il segretario del Pontificio consiglia per la pastorale
dei migranti, mons. Agostino Marchetto presentando il
messaggio di Giovanni Paolo II in occasione della Giornata
mondiale dei migranti ha richiamato le società
civili e le comunità cristiane ad una maggiore
"vigilanza" perché "l'odio e l'intolleranza
razziale - conclude il Pontificio consiglio per la pastorale
dei migranti - possono riapparire in qualsiasi società,
per quanto avanzata essa possa considerarsi".
"Anche gli immigrati, ormai stretti tra legislazioni
sempre più restrittive e controlli severi, sono
tra le vittime dell'11 settembre e del terrorismo"
ha denunciato da parte sua il Presidente del Pontificio
Consiglio della pastorale dei migranti, mons. Stephen
Fumio Hamao.
L'arcivescovo ha anche ricordato le enormi cifre degli
spostamenti umani (oltre 190 milioni di esseri umani
vivono attualmente lontano dallo Stato in cui sono nati)
notando che "l'atteggiamento generale verso le
persone di diversa cultura e religione, che vivono vicino
a noi, è divenuto più ostile, perfino
xenofobo, quando non razzista".
Una situazione preoccupante alla quale va anche aggiunta,
ha concluso mons. Humao, "la mancanza di conoscenza
dell'altro, il pregiudizio e le manipolazioni politiche
che causano inutili sofferenze agli stranieri presenti
tra noi". |