Già nelle prime ore del mattino
numerossissimi filippini si sono dati appuntamento davanti
ai cancelli dell'aula Paolo VI, adiacente Piazza S.
Pietro.
Alle ore 8 le forze dell'ordine hanno incomiciato
a far entrare la gente in aula. La S. Messa con il Papa
era prevista per le 10.00 ma il tempo è passato
in fretta tra preghiere e bellissimi canti, come quelli
del coro d'animazone composto da una una cinquantina
di ragazzi.
Puntualissimo alle 10 il Papa è etntrato in
aula salutato da scrosci di applausi e dallo sventolio
di centinaia di bandierine filippine.
Nel suo discorso al Pontefice il cappellano filipino,
P. Albert Guevara, ha ringraziato il Papa per aver donato
agli immigrati filippini a Roma una propria chiesa.
La cappellania filippina, ha detto P. Albert, è
oramai
diventata "casa lontano
da casa".
Il Papa ha celebrato la S. Messa in lingua italiana
ma al momento dell'omelia il Pontefice si è rivolto
in inglese ai ca. quattromila filippini presenti, incoraggiandoli
a mantenere salde quelle ricche tradizioni culturali
e religiose che li contraddistinguono come popolo filippino.
Il Santo Padre ha ricordato come la
realtà dell'immigrazione, nonostante i benefici
economici che apporta ai cari rimasti in patria, comporti
spesso una grande solitudine, la separazione delle famiglie
e purtroppo anche la perdita dei valori e della pratica
religiosa.
Non perdetevi d'animo, ha esclamato il Papa e ha ricordato
che il fatto stesso di essere
immigrati rende più vicini alla persona di Gesù,
che venne in questo mondo per salvarci.
Incoraggiando tutti a seguire il motto espresso da
P. Albert, "communione, testimonianza e proclamazione
del Vangelo", il Papa
ha voluto rivolgersi anche ai datori di lavoro chiedendo
loro di accogliere ed amare i propri dipendenti immigrati
come fratelli e sorelle in Cristo. Tutti, ha
concluso il Santo Padre, siamo chiamati a lavorare per
costruire insieme la civiltà dell'amore.
La giornata si è poi conclusa con la recita
dell' Angelus in una gremitissima Piazza S. Pietro.
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