| Intervista a Don Pier Paolo Feliciotto,
Migrantes Diocesana
Abbiamo rivolto a don Pier
Paolo qualche domanda per approfondire il tema del rapporto
tra comunità immigrate e chiesa di Roma. Una
parola dal versante diocesano!
- Per iniziare, quali passi lei
pensa che siano stati fatti in questi ultimi anni?
Credo principalmente il rendersi conto di un grosso
bisogno nella città di Roma: la presa di coscienza
di una realtà come quella migratoria ha portato
ad una maggiore sensibilità. E' stato un aprire
gli occhi. Questo è un cammino che non termina
mai, dobbiamo crescere sempre più nella sensibilità
e le parrocchie sono il primo luogo in cui la si alimenta.
Dunque due ambiti: le parrocchie, con il loro cammino
di crescita in un ambito più ristretto, e la
diocesi, come una grande parrocchia, attraverso la realizzazione
di luoghi di culto per le comunità immigrate
e la nomina di cappellani per la cura pastorale delle
comunità.
- Come potremmo definire la realtà
della diocesi e quella delle comunità immigrate?
La diocesi è sicuramente una realtà che
sta crescendo e sta diventando sempre più aperta.
I migranti non sono solo coloro che chiedono ma che
offrono la loro ricchezza attraverso la preghiera e
l'incontro personale. Occorre creare più punti
di contatto tra le due realtà.
- Che tipo di pastorale diocesana
si sta realizzando e quali prospettive si stanno delineando?
La prospettiva è quella di una Festa dei Popoli
più grande, centrale e più visibile. La
pastorale sta puntando a far crescere le comunità;
non più isole, ma in comunione tra loro e con
la diocesi di Roma. |