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Festa dei Popoli: Né stranieri né ospiti

Da dieci anni i Missionari Scalabriniani per i Migranti promuovono una giornata di festa con e per le comunità etniche presenti a Roma.

La realtà variegata che colora questa nostra città si impone a tutti noi e non solo a noi. Per questo è nostro impegno il prendere atto della nostra responsabilità ecclesiale di comunione affinché davvero nessuno si senta più straniero e ospite nella Chiesa.

Ecco perché è nata l'idea di una Festa dei Popoli: offrire una possibilità di incontro e di scambio tra i diversi gruppi di migranti presenti nella città e gli abitanti di Roma; creare uno spazio di dialogo tra diverse culture e tradizioni di popoli; sensibilizzare la chiesa locale e le forze sociali sulla realtà globale dell'immigrazione.

La Festa è preparata attivamente dalle diverse comunità etniche e nell'arco di una giornata si articola tra momenti di sport, la celebrazione della S. Messa, il pranzo con piatti tipici, l'animazione culturale, lo spettacolo folcloristico, stands artigianali di paesi e associazioni diverse e, infine, l'estrazione della lotteria.

La data per la festa di quest'anno è domenica 12 maggio, Ascensione di N.S. Gesù Cristo. Il luogo è la Parrocchia del SS. Redentore (via Monte Ruggero 63 - tel. 06.81.72.959), comunità guidata dai Missionari Scalabriniani e da sempre impegnata e sensibile al tema delle migrazioni e dell'accoglienza di ogni uomo che bussa alle porte di questa nostra sorprendente città.

È quindi d'obbligo rivolgere a tutti voi un invito personale, perché ognuno porta in sé una speciale ricchezza, e comunitario, in quanto tutti membra del Corpo di Cristo, affinché non vi lasciate sfuggire un'occasione come questa che la Chiesa vi offre: "Allarga lo spazio della tua tenda", dice il profeta Isaia, così che tuo fratello riconosca in te i tratti familiari della comunità dei figli di Dio!

 

 

In cammino verso la festa dei popoli

La parola "cammino" ci ricorda una duplice realtà: un movimento e una meta. La prima è la condizione essenziale per essere "uomini in ricerca" e la seconda dà senso al nostro camminare (senza una meta cammineremmo a vuoto!).

Il cammino nel quale si realizza la Festa dei popoli è rappresentato dai suoi due ambiti principali: le comunità immigrate e la chiesa locale di Roma. Il cammino al quale le comunità sono chiamate è quello anzitutto di partire dalla loro identità, unione di cultura e di fede, per giungere ad una comunione nella chiesa; quello della chiesa locale è di esprimere la sua identità di famiglia di Dio non identificata con un territorio, una lingua, una cultura, ma con una fede.

Il migrante è tentato di chiudersi nei propri spazi, tanto a fatica conquistati, dove ritrova il suo habitat naturale, la sua lingua, il suo cibo, la sua cultura. Tutto questo è sicuramente importante ma non può essere la meta del cammino. Anche le comunità immigrate sono chiamate a riscoprirsi parte della chiesa locale, responsabili di un piano pastorale, a uscire da un vittimismo di una dura condizione di emigrazione e a sentirsi indispensabili per realizzare l'unità della famiglia cristiana.

Per la chiesa di Roma si delinea un cammino non solo verso le grandi tappe, come la prossima festa dei popoli, ma soprattutto verso la quotidianità della vita della parrocchia: prendersi cura dei migranti presenti sul suo territorio, valorizzarli (come catechisti, animatori parrocchiali, rappresentanti nel consiglio pastorale, ecc.), dando loro gli spazi e le strutture necessarie, e sforzandosi di trovare tempi comuni per celebrare l'eucaristia domenicale, segno dell'unità di fede nella diversità di espressione.

E' questa la ricchezza della diversità che è scomoda perché ci obbliga ad andare al di là del "mio" e del "tuo" per iniziare a parlare del "nostro". E allora la Festa dei popoli non sarà solo un grande appuntamento di fine anno, ma la conclusione di una cammino di comunione.

 

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